Un parco sulle ceneri della Fibronit La Nuova Ecologia L'area Fibronit, a ridosso del centro abitato, si è rivelata una bomba ecologica, profondamente contaminata anche nel sottosuolo». Dagli esiti di queste prime analisi, scaturì un immediato esposto alla Procura della Repubblica. «Un'azione – precisa ... |
venerdì 21 ottobre 2016
#News #Ecologia Un parco sulle ceneri della Fibronit - La Nuova Ecologia
#News #Rinnovabili La Francia fa marcia indietro sulla carbon tax: «È incostituzionale»
L'esecutivo avrebbe ceduto alle pressioni di Engie e della tedesca Uniper, ricostruisce il quotidiano francese Les Echo
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#News #Rinnovabili Biogas Wipptal, l’eccellenza italiana che piace alla Germania
Il governo tedesco ha coinvolto la Biogas Wipptal in un importante progetto di ricerca e sviluppo internazionale. Obiettivo: identificare le migliori tecniche disponibili nella gestione dei reflui zootecnici
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#News #Rinnovabili Inutile e tardiva: la revisione degli impegni sul clima è già una farsa
A Bangkok i governi fanno finta che l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5°C sia ancora raggiungibile, ma rimandano al 2018 l'uscita del rapporto IPCC che indicherà le politiche da adottare
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#News #Ecologia Premio Internazionale di Ecologia Umana “Le terre e il cielo di ... - L'Etruria
L'Etruria | Premio Internazionale di Ecologia Umana “Le terre e il cielo di ... L'Etruria Giunto alla quinta edizione, il Premio internazionale di Ecologia Umana è il riconoscimento che viene consegnato a enti e personalità che nei campi dell'Arte, della Scienza e dell'Etica contribuiscono al miglioramento del rapporto tra l'Uomo e l'Ambiente. |
#News #Rinnovabili Rifiuti, l’Emilia Romagna premia i cittadini più virtuosi
Fino a 5,5 milioni di sconti assegnati a 75 enti locali per aver raggiunto gli obiettivi della differenziata. Si tradurranno in tasse sui rifiuti più basse per cittadini e imprese
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giovedì 20 ottobre 2016
#News #Ecologia Arriva l'EcoNatale - La Nuova Ecologia
La Nuova Ecologia | Arriva l'EcoNatale La Nuova Ecologia Con loro si ricostruisce il tessuto produttivo di un territorio così tragicamente ferito lavorando su una nuova economia civile, ecologica e solidale. Se non rinasce l'economia, quei borghi sono destinati a scomparire. Nel nostro paese ci sono ... |
#News #Ecologia scool food poggibonsi scuola ambiente ecologia rifiuti | Valdelsa.net - Valdelsa.net
Valdelsa.net | scool food poggibonsi scuola ambiente ecologia rifiuti | Valdelsa.net Valdelsa.net Sei Toscana e Sienambiente parlano di rifiuti e risorse per il progetto sCool Food. |
#News #Rinnovabili Dalla Germania la prima turbina eolica dotata di idroelettrico
La tecnologia eolica incontra l'idroelettrico a pompaggio grazie al nuovo progetto della GE Renewable Energy. Il primo impianto sarà attivo a partire dal 2018
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#News #Rinnovabili Edilizia italiana: sono oltre mille i comuni che sposano l’ecoinnovazione
Tra ritardi normativi e carenza di controlli, in Italia si fanno avanti 1250 comuni che hanno modificato i propri regolamenti edilizi introducendo parametri di sostenibilità
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#News #Rinnovabili Smart city: Milano la più virtuosa, il Sud cresce con il capitale umano
Milano guida sempre la classifica, seguita da Bologna che eccelle nella categoria Governance e dalla new entry Venezia, che ha scalzato dal podio Firenze
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#News #Rinnovabili Cobat Zero Waste, economia circolare garantita
Nasce da Cobat la nuova garanzia che copre l’intero ciclo di vita degli apparecchi elettronici e delle batterie. Il primo partner è ABB Product Group Solar
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#News #Rinnovabili Nessuna giustizia per le vittime della Fukushima brasiliana
Molte vittime della valanga di fanghi tossici, causata un anno fa dal cedimento della diga della Samarco, rischiano di non ricevere alcuna compensazione
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#News #Rinnovabili In Africa l’inquinamento dell’aria fa oltre 700mila morti l’anno
Il problema è in costante espansione, di pari passo con l'urbanizzazione del continente. Dal 1990 al 2013 il fenomeno è cresciuto con un tasso del 36%
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#News #Rinnovabili Eolico: la turbina offshore? Si auto-installa
Al via il nuovo progetto di ricerca europeo dedicato alla realizzazione di un impianto eolico completamente pre-assemblato. Può ridurre i costi del 30-40%
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#News #Ecologia A Foggia un workshop in ecologia del suono - FoggiaToday
FoggiaToday | A Foggia un workshop in ecologia del suono FoggiaToday Non solo un workshop in ecologia del suono ma un processo creativo composito che mira a far conoscere il paesaggio sonoro della città di Foggia attraverso la registrazione sonora di eventi locali legati al rito del fuoco in occasione dell'8 dicembre in ... |
#News #Rinnovabili Centri di riuso, il FVG li finanzia con quasi 940mila euro
Velo: "La realizzazione dei centri di riuso rientra tra le azioni stabilite nell'ambito del Programma regionale di prevenzione della produzione dei rifiuti, approvato dalla Giunta a febbraio 2016"
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mercoledì 19 ottobre 2016
#News #Ecologia Su la testa!: arte ecologica e arte per l'ecologia in una mostra nei ... - TerzoBinario.it
TerzoBinario.it | Su la testa!: arte ecologica e arte per l'ecologia in una mostra nei ... TerzoBinario.it Arte ecologica ma anche arte per l'ecologia. Che finalità ha questa piccola esposizione? Che cosa può fare l'arte per far entrare in più consapevole simbiosi l'uomo col suo habitat? A proposito di arte, vorrei fare una premessa. Esiste da sempre un ... |
#News #Ecologia Dharma ed ecologia: il canto dell'amore - dailygreen.it - quotidiano di green economy
dailygreen.it - quotidiano di green economy | Dharma ed ecologia: il canto dell'amore dailygreen.it - quotidiano di green economy Dharma ed Ecologia, scopriamo il perché di questo “Argomento” sui generis. Per Dharma intendiamo qualsiasi sentiero liberante dalla sofferenza esistenziale. Il termine Ecologia è il motore che muove il lavoro di questo Quotidiano. Gli articoli che ... |
#News #Rinnovabili India: oltre 1 GW di fotovoltaico sui tetti e in grid parity
Il programma di solarizzazione dei tetti procede con un trend di crescita annuale del 113%. E in molti Stati l’energia solare conviene già più di quella della rete
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#News #Rinnovabili Conto termico: gli effetti del decreto di semplificazione
Aggiornato al 1° ottobre il contatore degli incentivi in Conto Termico. A partire dal 31 maggio scorso, con l’entrata in vigore del CT 2.0, sono arrivate al GSE 3.400 domande
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#News #Ecologia Per un'ecologia dei media - Il Sole 24 Ore
Il Sole 24 Ore | Per un'ecologia dei media Il Sole 24 Ore «La qualità del rapporto di ciascuno di noi con le menti del passato è proporzionale alla nostra comprensione del presente», scriveva Marshall McLuhan nel 1951. A partire da questa intuizione si svolge in questi giorni a Toronto un convegno ... |
#News #Ecologia Premio Internazionale di Ecologia Umana ''Le terre e il cielo di ... - SienaFree.it
SienaFree.it | Premio Internazionale di Ecologia Umana ''Le terre e il cielo di ... SienaFree.it spineto-premio650 Giunto alla quinta edizione, il Premio internazionale di Ecologia Umana è il riconoscimento che viene consegnato a enti e personalità che nei campi dell'Arte, della Scienza e dell'Etica contribuiscono al miglioramento del rapporto tra ... |
#News #Ecologia Una legge di civiltà - La Nuova Ecologia
La Nuova Ecologia | Una legge di civiltà La Nuova Ecologia Il ddl contro il caporalato è legge: fino a 8 anni di reclusione a chi sfrutta i lavoratori. Introdotta la confisca dei beni, come avviene con le organizzazioni mafiose, l'arresto in flagranza e un piano di interventi a sostegno dei lavoratori. Fai ... AC 4008 - Camera dei Deputati Numero verde Antitratta | Ministero dell'Interno Camera.it - XVII Legislatura - Documenti - Temi dell'Attività parlamentare - Camera dei Deputati |
martedì 18 ottobre 2016
#News #Ecologia 2 giochi utili e divertenti per spiegare l'ecologia ai bambini - Mamme.it
Mamme.it | 2 giochi utili e divertenti per spiegare l'ecologia ai bambini Mamme.it I bambini sono curiosi e interessati a tutto ciò che li circonda, allo stesso tempo per i genitori è spesso difficile spiegare alcuni argomenti, come per esempio, l'ecologia e la salvaguardia del pianeta. Attraverso dei giochi semplici e divertenti è ... |
lunedì 17 ottobre 2016
#News #Ecologia Qui Ecologia – Continua fino al 27 ottobre la sfida tra i quartieri “Un ... - Quotidiano online
Quotidiano online | Qui Ecologia – Continua fino al 27 ottobre la sfida tra i quartieri “Un ... Quotidiano online Ritorna per il secondo anno “Qui Ecologia”, il programma che si occupa della raccolta differenziata e problemi ambientali. Ospite in studio, Floriana Graziano dipendente di Ecologia Oggi. Riparte la trasmissione di Rlb Radioattiva e l'azienda Ecologia ... |
#News #OrizonteEnergia 18/10/2016 - Energy Storage: Il valore nascosto dei sistemi d'accumulo energetico
Un mercato destinato ad emergere nel breve periodo è quello relativo ai sistemi d'accumulo energetico. Marco Carta (Amministratore con delega allo Sviluppo, AGICI Finanza d'Impresa) nel corso dell'intervista ci ha parlato dell'attuale situazione economica e normativa, con riferimento all'Italia ma anche ai paesi stranieri, evidenziando quali potrebbero essere gli elementi su cui far leva per un più rapido sviluppo del settore.
1) Il mercato dei sistemi d’accumulo, come si evince dal rapporto OIR 2016, si trova in una fase non matura ma di crescita. A livello economico quali sono le leve che incideranno maggiormente al suo sviluppo?
Bisogna tener presente che a livello globale sono tanti i paesi che stanno implementando ambiziosi piani di sviluppo nelle rinnovabili non programmabili (specialmente eolico e fotovoltaico). Lo sviluppo di queste tecnologie impatterà sicuramente sulla rete elettrica, e di conseguenza i sistemi d’accumulo si troveranno a cavalcare questo trend. La tecnologia dei sistemi d’accumulo (al pari di quella fotovoltaica) è scalabile, per cui all’aumentare della domanda entrano in gioco importanti economie di scala che comportano una diminuzione dei costi di produzione. Quindi un driver sarà costituito sicuramente dalla domanda; un'altra leva importante saranno gli investimenti in ricerca tecnologica, che stanno portando al perfezionamento di tecnologie già esistenti o alla nascita di tecnologie nuove molto promettenti.
Maturità dei sistemi d'accumulo

2) Da un punto di vista normativo, un freno allo sviluppo del mercato è dato dalla mancanza di armonizzazione della normativa a cui si richiede di favorire l’integrazione dei sistemi d’accumulo nelle reti. Come mai ancora non si procede in questa direzione?
I sistemi d’accumulo sono in grado di fornire una grande varietà di servizi alla rete, come la riattivazione dopo black-out, servizi di voltaggio, servizi di ramping per citarne alcuni. Questi servizi andrebbero remunerati, d’altro canto non è semplice stabilire i criteri di remunerazione. Impostare le dinamiche di mercato “spacchettando” il valore dei singoli servizi richiede tempo e molta precisione; esistono alcuni esperimenti consolidati (Germania, Regno Unito e California) che stanno dando risultati di rilievo, ma al momento possiamo considerarli solo come avanguardie.
3) A livello prettamente commerciale, quali sono i modelli di business dei principali player che operano nel mercato?
I modelli di business sono estremamente diversificati a causa della grande scalabilità e dei vari campi d’applicazione dei sistemi d’accumulo. Possiamo comunque individuare tre macro-aree:
- Customer owned: questi impianti sono di proprietà del consumatore finale che spesso li gestisce. Ad esempio l’azienda che gestisce la depurazione delle fogne di Tokyo, possiede impianti d’accumulo autogestiti;
- Utility owned: in questo caso gli impianti sono gestiti direttamente dall’utility; Enel Distribuzione utilizza impianti collegati alla rete per migliorare le performance proprio della rete da loro posseduta;
- Third party owned: questa categoria è molto variegata al proprio interno, l’impianto è di proprietà di un soggetto terzo che fornisce servizi al consumatore finale. Questa categoria sta assumendo sempre più rilievo, e ne fanno parte soggetti spesso legati all’ICT, al digital o al settore ingegneristico. Clean Spark è un’azienda americana che possiede accumulatori in una base militare californiana. Potremmo classificarla, forzando un po’ il termine, come energy manager in quanto la sua forza è il software di gestione e non l’hardware, ovvero la batteria.
In Italia, escludendo gli impianti di autoconsumo, le infrastrutture presenti sono di proprietà di Terna e di Enel; quest’ultima, come emerso dal Rapporto OIR 2016, è il primo investitore mondiale nel campo dei sistemi d’accumulo.
Progetti di Energy Storage nel mondo

Fonte: WEC
4) Le FER costituiscono una delle leve più importanti per il mercato dell’energy storage. Quali sono i comparti delle rinnovabili che presentano le potenzialità maggiori per un più rapido sviluppo del mercato dei SDA? Ci può descrivere le soluzioni già in funzione in Italia?
Ci sono pochi dubbi che il comparto delle FER non programmabili sia quello a presentare già oggi esempi concreti di applicazione non solo all’estero, ma anche in Italia. Per descrivere la situazione nel nostro paese occorre fare innanzitutto una distinzione tra impianti destinati all’autoconsumo ed impianti utility scale collegati alla rete. Per quanto concerne l’autoconsumo, in Italia, ci sono già molti impianti fotovoltaici accoppiati ad un sistema d’accumulo. Sui grandi impianti utility scale (ovvero impianti da diversi MW allacciati alla rete) inizia ad esserci qualche sperimentazione; tuttavia il market design non è ancora adeguato a questo tipo d’impianti ed inoltre non è ancora stato riconosciuto il valore che questi impianti possono conferire. Un campo di sperimentazione particolare riguarda le isole, alimentate da generatori diesel: il carburante viene trasportato di frequente via nave, ed i costi sono molto elevati, per cui il ricorso a sistemi di energy storage potrebbe trovare campo fertile d’applicazione, come rappresentato dall’esperimento avvenuto sull’Isola del Giglio.
5) L’Italia, a livello europeo, è tra i paesi più attivi nel settore dell’energy storage. Tuttavia uno dei freni allo sviluppo, che determina principalmente il gap con Germania e Regno Unito, è dato dal sistema normativo. Quali sono le soluzioni che si auspica vengano intraprese dal legislatore?
I meccanismi da riconoscere e regolare sono diversi. Il nostro studio li ha messi un po’ in luce: ci sono paesi dove la promozione, per l’acquisto di sistemi d’accumulo energetico, avviene mediante incentivi fiscali, mentre in altri il mercato è libero e si remunerano alcuni servizi. Per me è proprio questa la chiave, visti i molteplici servizi che i sistemi d’accumulo offrono alla rete. Per cui bisogna considerare l’energia non come costo ma come valore.
6) Sia a livello residenziale che industriale, un altro freno allo sviluppo è dato dal prezzo molto alto degli accumulatori elettrochimici. Ritiene che sia necessario un sistema d’incentivi oppure sono altre le variabili che potrebbero comportare una riduzione dei prezzi?
Gli incentivi a mio parere sono un buon meccanismo e li vedrei accoppiati molto bene alle tecnologie innovative, o quantomeno a quelle più promettenti. Per il resto preferirei spingere l’acceleratore sui meccanismi di mercato che se attivati potrebbero generare un aumento nella domanda in modo da far abbattere sia il prezzo finale sia i costi di produzione.
#News #OrizonteEnergia 18/10/2016 - Rinnovabili: La diga che trasforma in elettricita' l'energia prodotta dal mare di Napoli
L'obiettivo del progetto DIMEMO è di riuscire a catturare l'energia prodotta dal moto ondoso e di trasformarla in energia elettrica; l'innovativo progetto è stato realizzato da un team di ricercatori della Seconda Università degli studi di Napoli. L'Ing. Pasquale Contestabile, responsabile del progetto DIMEMO, si è reso disponibile a discutere delle varie fasi del progetto e della sua realizzazione.
1) DIMEMO (Diga Marittima per l’Energia del Moto Ondoso) è una speciale diga che anziché dissipare energia, ne raccoglie quella proveniente dal moto ondoso e la trasforma in energia elettrica. Ci spiega come avviene il processo di trasformazione energetica?
DIMEMO persegue un obiettivo assai noto in idraulica per applicazioni nel campo dell’energetica, e cioè quello di costituire un carico (o salto) idraulico. Stavolta questo “goal” viene ottenuto tramite l’ausilio della forza del mare. DIMEMO, infatti, utilizza una rampa con una geometria particolare lungo la quale l’onda risale, riversando le acque nella vasca di accumulo, posta subito dietro la rampa e delimitata posteriormente da un muro paraonde: si costituisce così il carico idraulico che alimenta le turbine a basso carico, che alloggiano ben protette in un locale macchine a tergo del muro paraonde.

2) Caratteristica importante è sicuramente la sua integrazione con il paesaggio e con le infrastrutture portuali preesistenti. Questa integrazione comporta costi e lavori straordinari?
Il lavoro di Ricerca e Sviluppo ha avuto come primario indirizzo la fattibilità tecnico-economica di questo dispositivo. Praticamente ci si è posti l’obiettivo di limitare il periodo di ritorno dell’investimento (payback) a 5 anni, risultato ampiamente raggiunto come confermato sin dai primi dati. Infatti, se è vero che l’energia del moto ondoso gode delle più alte incentivazioni finanziarie rispetto le altre tecnologie di energie rinnovabili (in particolare la feed-in-tariff italiana è la pia alta al mondo), è altrettanto accertato che la realizzazione di sistemi “stand alone” in mare comporta costi di investimento importanti. Puntare sulla integrazione con infrastrutture portuali o difese costiere consente di operare un “cost sharing” in quanto i costi della sottostruttura dovrebbero comunque già essere sostenuti per la difesa dal mare (della costa o dei porti). Inoltre, il sistema rampa-vasca del DIMEMO presenta costi simili (o in alcuni casi, anche inferiori) rispetto ad una tradizionale mantellata realizzata con massi ciclopici artificiali. Il prototipo presso il Porto di Napoli, realizzato mediante un progetto di social innovation del MIUR ( PON “Ricerca & Competitività 2007-13”) e grazie al partenariato della stessa Autorità Portuale, costituisce un caso studio concreto della fattibilità e del relativo “impatto ambientale positivo”. Proprio con riferimento ai temi ambientali, va certamente ricordato come DIMEMO, essendo contestualizzato al muro paraonde, è assolutamente invisibile dal retrostante waterfront ed è silenzioso, poiché l’apparato elettro-meccanico è racchiuso in un apposito locale macchine. L’impianto è totalmente innocuo alla fauna marina. Contribuisce, anzi, al miglioramento della qualità delle acque interne al bacino portuale, moderando sensibilmente il tasso di inquinanti presenti. Infine, il muro paraonde può essere realizzato con un effetto materico “finto roccia”, ovvero con forme e colori della roccia locale per una migliore integrazione nel paesaggio naturale delle strutture emergenti.

3) Da un punto di vista tecnico il modello del progetto DIMEMO può trovare una sua naturale evoluzione in una sinergia con altre fonti rinnovabili o con sistemi di accumulo?
DIMEMO, prima ancora di essere una nuova tecnologia energetica da fonte rinnovabile, costituisce in primis un nuovo modo di concepire le opere marittime, e rappresenta senz’altro un promotore interessante del concetto di “green ports”, che prevede già l’impiego sinergico di fotovoltaico e microeolico.
Oltre alla produzione di elettricità pulita nel cuore delle città costiere, il sistema può inoltre garantire la produzione di idrogeno oppure essere impiegato come sistema di desalinizzazione e potabilizzazione delle acque salmastre. Questa ultima applicazione potrebbe costituire un valido ausilio alle comunità costiere (specialmente dei paesi del terzo mondo) non completamente autosufficienti o addirittura con gravi problemi connessi all’approvvigionamento idrico.
4) In Italia l’unico impianto simile a DIMEMO si trova a Civitavecchia. Come mai in un paese come l’Italia non si è ancora diffusa questa tecnologia?
L’energia da moto ondoso rappresenta la "new entry" nell’ampia discussione della “energia verde” ma sta interessando con slancio e motivazione governi e industrie ed è stata riconosciuta dalla comunità internazionale come una fonte di energia rinnovabile capace di contribuire in modo sostanziale nel mercato dell'elettricità. Nel modo si contano oltre 1000 brevetti riguardanti l’energia del moto ondoso. Molti riguardano idee fantasiose o fantascientifiche, entrambe distanti dal mondo dell’economia e dell’ingegneria applicata. Molte altre soluzioni si sono rivelate, dopo anni di studio, semplicemente non fattibili, soprattutto dal punto di vista del ritorno dell’investimento . Negli ultimi anni la Comunità scientifica ha delineato alcuni punti chiave su cui basarsi per una attività di screening. Questi sono:
- sviluppare tecnologie di "estrazione" affidabili;
- mantenere il più possibile costi contenuti;
- promuovere sistemi eco-compatibili.
A dispetto di investimenti di diversi ordini di grandezza inferiori a molti altri paesi europei, i ricercatori ed ingegneri italiani hanno saputo collocarsi in pole position nella competizione internazionale della wave energy, e i prototipi di DIMEMO e REWEC3 ne sono una conferma. Questi dispositivi sono, a mio parere, i più prossimi alla fase commerciale.
Oltre al mercato delle nuove infrastrutture marittime, DIMEMO ha il potenziale di coprire anche il settore delle manutenzioni delle scogliere, c.d. rifioriture.
DIMEMO, come le altre tecnologie rinnovabili ad elevata integrazione tecnica, detiene un grado di “social acceptance” elevatissimo. Ritengo, pertanto, che dopo un breve e fisiologico periodo di presa di confidenza degli investitori, queste tecnologie potranno trovare ampi spazi non solo nel mercato interno, ma soprattutto in quello dei paesi atlantici, dove la potenza delle onde marine è decine di volte superiore a quella del Mediterraneo. Paesi del nord Europa (come al solito) ma anche Spagna e Portogallo hanno compreso le potenzialità di questo nuovo business e stanno investendo moltissime risorse. Considerato il nostro know-how e la richiesta proveniente dai paesi in via di sviluppo, questa è una opportunità che l’Italia non può assolutamente lasciarsi scappare.
#News #OrizonteEnergia 18/10/2016 - Energia: Dall'Unione per l'Energia un nuovo slancio per l'innovazione tecnologica
Nel seguente articolo, realizzato da Marcello Capra (Delegato SET Plan Europeo, Ministero dello Sviluppo Economico), viene trattato il tema dello sviluppo tecnologico in favore delle politiche energetiche e climatiche, variabile molto importante per il conseguimento degli obiettivi UE 2020, 2030 e 2050.
Il ruolo del SET Plan
L’importanza delle tecnologie energetiche e dell’innovazione per conseguire gli obiettivi UE 2020 nel settore delle politiche energetiche e climatiche, ma anche per realizzare gli obiettivi per il 2030 e il 2050, era stata già da tempo riconosciuta dall’Unione, a prescindere dall’implementazione dei vari Programmi Quadro della R&S. Nel 2008 è stato infatti lanciato lo Strategic Energy Technology (SET) Plan come strumento di “spinta della tecnologia” delle politiche energetiche e climatiche. Il SET Plan aveva definito come prioritarie le tecnologie più importanti per il conseguimento degli obiettivi della politica energetica e climatica per il 2020: vento, sole, reti elettriche, CCS, bioenergia, energia nucleare, celle a combustibile e idrogeno, efficienza energetica. Le iniziative industriali europee istituite per tutti questi settori hanno stabilito aree prioritarie di ricerca e innovazione mediante “roadmap tecnologiche”, che hanno incentrato il loro campo d’azione su grandi progetti di valore europeo.
Sono stati messi a disposizione fondi europei, principalmente nell’ambito del Settimo programma quadro di ricerca (e poi di Horizon 2020) mediante la mobilitazione di varie aree tematiche, tra cui “Energia” e “Tecnologie abilitanti fondamentali” (come le ICT e i materiali). Un ulteriore finanziamento significativo è giunto dal Programma energetico europeo per la ripresa (EEPR) e dal programma “Riserva nuovi entranti (NER) 300”. Gli investimenti pubblici e privati a favore dello sviluppo tecnologico per i settori del SET Plan sono passati da 3,2 miliardi di euro nel 2007 a 7,1 miliardi nel 2011. L’industria è stata all’origine di circa il 70% degli investimenti totali di ricerca e sviluppo delle priorità del SET Plan mentre gli Stati membri partecipano per il 20% e la Commissione europea per il 10%.
Nuova strategia per il 2020 e oltre
L’Unione dell’Energia è stato un tema chiave nell’agenda dell’Unione Europea per il 2015, in stretta sinergia con l’attuazione del Pacchetto Clima-Energia al 2030 e la preparazione della Conferenza ONU sul clima (COP21 di Parigi).
Il 25 febbraio 2015 la Commissione europea ha adottato una Comunicazione, intitolata “A Framework Strategy for a Resilient Energy Union with a Forward-Looking Climate Change Policy”. Nella Comunicazione sono individuate cinque dimensioni prioritarie per la realizzazione dell’Unione dell’energia: 1) sicurezza energetica; 2) un mercato interno dell’energia pienamente integrato; 3) efficienza energetica come contributo alla riduzione della domanda di energia; 4) de-carbonizzazione dell’economia; 5) un’unione dell’energia per la ricerca, l’innovazione e la competitività.
Questi obiettivi rappresenteranno le priorità della politica energetica europea per i prossimi anni e ne dovranno essere ulteriormente sviluppate le sinergie con la politica estera e di sicurezza. I rischi per gli approvvigionamenti evidenziati dalle crisi recenti hanno fornito l’impulso iniziale per la riapertura del dibattito sulle politiche energetiche europee.
In merito alla futura governance, obiettivi e impegni degli Stati membri potranno essere adeguatamente valutati, anche nel quadro della revisione di medio-termine della Strategia Europa 2020. Le politiche ambientali e climatiche sono fondamentali per affrontare le sfide derivanti dalla governance economica dell’Unione. La realizzazione dell’Unione dell’energia dovrà rafforzare i meccanismi di cooperazione e fiducia reciproca tra gli Stati membri, fornendo un modello utile anche per più ampi sviluppi del processo di integrazione.
In questo contesto in rapida evoluzione, di particolare importanza è il rinnovato impegno previsto dall’Unione per l’Energia per gli investimenti in ricerca e innovazione per lo sviluppo di tecnologie per la green economy. Il SET Plan rimane lo strumento fondamentale per affrontare le nuove sfide. Costituirà il punto di riferimento per gli investimenti a livello di UE, nazionale e regionale, ma anche per gli investimenti privati a favore della ricerca e dell’innovazione nel settore energetico. La leadership mondiale dell’UE nello sviluppo delle tecnologie per l’energia dovrà essere preservata e sviluppata, al fine di valorizzare pienamente le opportunità offerte in termini di mitigazione e adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici, creazione di posti di lavoro e rafforzamento della competitività industriale.
Sistemi evoluti di sostegno alla ricerca applicata del tipo di Horizon 2020 oppure NER 300, ma anche un uso efficace e sinergico con Horizon dei Fondi Strutturali 2014-2020, devono essere in grado di sostenere lo sviluppo di nuove tecnologie sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica (in particolare nel settore residenziale e urbano), con una governance delle attività sempre più efficace ed efficiente.
Le azioni-chiave del SET Plan
L’Unione per l’Energia prevede per l’innovazione dieci azioni-chiave sulle quali gli Stati membri e i principali stakeholder di settore presto si stanno confrontando per definire:
- il livello di ambizione in termini di priorità e finanziamenti;
- le modalità di implementazione per ciascuna azione-chiave;
- i prodotti attesi dalle attività di Ricerca e sviluppo e i tempi necessari per il conseguimento dei risultati.
Come è emerso anche dalla Conferenza SET Plan svoltasi lo scorso anno in Lussemburgo, la ricerca e l’innovazione nel settore dell’energia devono essere impostate secondo un approccio olistico, con obiettivi orientati non solo sulle singole tecnologie ma anche sulla loro integrazione a livello di sistema. In questa prospettiva la roadmap integrata del SET Plan è la base ideale per sviluppare collaborazioni in grado di traguardare gli obiettivi posti dalle sfide del cambiamento climatico e della transizione energetica.

#News #OrizonteEnergia 18/10/2016 - Mini Idroelettrico: Per emergere non bisogna essere per forza grandi
Nel settore energetico il continuo focus sull'energia rinnovabile sta facendo emergere alcune nicchie di mercato, specialmente per il basso impatto ambientale e per gli alti livelli di efficienza; una di queste nicchie è rappresentata dal mini idroelettrico che, grazie alle tariffe incentivanti ed alla piccola occupazione di spazi, sta riscuotendo una costante attenzione da parte di aziende ed istituzioni. L'Ing. Emanuele Quaranta (DIATI Hydraulics - Politecnico di Torino) nel corso dell'articolo descrive i vantaggi che questa tecnologia può conferire, ed alcuni risultati ottenuti da sperimentazioni in ambito universitario.
Cos'è una ruota idraulica?
La ruota idraulica è stata una delle prime macchine a sfruttare l’energia dell’acqua per generare energia meccanica, in particolare per la macinazione dei cereali. Le prime ruote idrauliche ruotavano rispetto ad un asse verticale, ossia in un piano orizzontale, e sfruttavano la velocità del flusso d’acqua. Le ruote ad asse orizzontale vennero introdotte più tardi. Sebbene queste necessitavano di opere aggiuntive per la trasmissione e conversione del moto, furono presto preferite grazie al fatto che in pianta occupavano meno spazio, e alle maggiori efficienze, potendo sfruttare sia l’energia cinetica che il peso dell’acqua.
Esistono due macrocategorie di ruote ad asse orizzontale. Le cosiddette stream water wheels sono impiegate in acqua fluente (Fig.1), e sfruttano l’energia cinetica dell’acqua, con efficienze dell’ordine del 30-40%. Recenti studi hanno dimostrato che, in canali senza salti di fondo, l’effetto diga generato da una ruota può essere impiegato per generare una differenza di livello d’acqua tra monte e valle, potendo così sfruttare anche una spinta idrostatica oltre che alla velocità della corrente. Inoltre, mediante anche l’inserimento di strutture appositamente sagomate, l’efficienza massima delle stream wheels può così arrivare intorno al 70%.

Fig.1 Ruota idraulica tipo stream wheel.
Le gravity water wheels (o ruote a gravità) sfruttano invece il peso dell’acqua (energia potenziale), e in parte l’energia cinetica. Vengono quindi utilizzate in siti dove è presente un salto idraulico, ossia dove esiste una differenza di livello tra monte e valle della ruota. In funzione del punto di ingresso dell’acqua, è possibile distinguere ruote di tipo overshot, breastshot e undershot. Nelle ruote overshot (o dall’alto) l’acqua entra alla sommità della ruota, riempiendo i vani situati su lato di valle della ruota stessa. Nelle altre due tipologie, l’acqua riempie i vani sul lato di monte della ruota, entrando dal fianco della ruota (ruote breastshot, o di fianco), o nella parte sottostante (undershot, o dal basso). Dunque, le breastshot e undershot ruotano nel verso opposto rispetto alle overshot (Fig.2).


Fig.2 Ruota idraulica dal fianco (sinistra) e dall’alto (destra).
Potenzialità dei piccoli impianti e delle ruote idrauliche
Oggigiorno, grazie al constante aumento dell’interesse verso le fonti rinnovabili, l’idroelettrico sta rivestendo un ruolo di primaria importanza nella produzione di energia pulita. Poiché però i siti in cui installare grandi impianti idroelettrici sono sostanzialmente esauriti in Europa, il mini/micro idroelettrico sta suscitando una notevole attrazione, grazie anche alle tariffe incentivanti per i piccoli impianti. Per mini idroelettrico si intendono tutti quegli impianti con potenze installate al di sotto dei 1000 kW, mentre per micro idroelettrico quegli impianti con potenze al di sotto dei 100 kW, nei quali rientrano le ruote idrauliche. Il progetto Restor Hydro della European Small Hydropower Association stima che in Europa siano circa 350.000 i siti adatti ad impianti di questo tipo. In Italia si stima che il potenziale sfruttabile da impianti mini/micro idroelettrici sia superiore ai 10 TWh annui, e più di 5000 i siti con ruote idrauliche e mulini storici, centraline abbandonate, sbarramenti e altre strutture idrauliche a questi fini (Fig.3). Le ruote idrauliche possono così essere installate per produrre energia meccanica e/o elettrica in siti con bassi salti idraulici (tipicamente < 5 m) e basse portate (dell’ordine del metro cubo al secondo per metro di larghezza), ad esempio lungo canali irrigui, dove altre tipologie di turbine risulterebbero non economicamente convenienti. Le ruote idrauliche, inoltre, sono di facile costruzione, necessitano di poche opere di regolazione e generano bassissimi impatti ambientali, con periodi di ritorno economico dai 7 ai 12 anni (minori rispetto ai 25-30 anni circa delle turbine Kaplan, e leggermente inferiori a quelli delle coclee idrauliche, o viti di Archimede). Quando installate all’interno di vecchi mulini, le ruote permettono anche di preservare e valorizzare il patrimonio culturale.

Fig.3 Mulino di Verolengo (Torino).
Risultati ingegneristici ottenuti dalla ricerca scientifica
Al Politecnico di Torino sono state studiate sperimentalmente ruote overshot e breastshot, in modo da determinarne i rendimenti (Fig.4). Dai risultati sperimentali si osserva come l’efficienza delle ruote sia costante all’interno di un ampio range di portate. Questo significa che, anche al variare delle condizioni di lavoro, le ruote continuano a lavorare in modo efficiente. Le massime efficienze meccaniche si assestano intorno al 75% per le breastshot con ingresso a paratoia (che arrivano all’80% se con ingresso a stramazzo) e 85% per le overshot. Le analisi teoriche condotte hanno invece avuto lo scopo di fornire strumenti predittivi utili a fini ingegneristici per la stima dei rendimenti. Sono in corso analisi fluidodinamiche di tipo numerico, utili alla comprensione dell’interazione idraulica tra la ruota e l’acqua, col fine di ottimizzarne il design (ad esempio la forma delle pale).

Fig.4 Ruota idraulica dal fianco sulla sinistra, con diametro di 2 m (modello in scala della ruota del mulino di Verolengo, Torino) e ruota dall’alto sulla destra, con diametro 1.4 m (modello in scala della ruota di Ciconio, Torino)
In conclusione, possiamo affermare che la produzione di energia da ruote idrauliche sta suscitando un progressivo interesse, grazie alla loro convenienza rispetto ad altri tipi di turbine, ed al contesto nel quale possono essere utilizzate. Le ruote risultano avere una rilevante efficienza (se ben progettate) e periodi di ritorno economico molto convenienti. Tuttavia, sebbene le ruote idrauliche siano una tecnologia non recente, questo non significa che siano di facile progettazione (anche se di semplice installazione e costruzione rispetto ad altre tecnologie).
Per approfondire il tema vi proponiamo ulteriori contributi dell'autore:
#News #OrizonteEnergia 18/10/2016 - Mini Idroelettrico: Per emergere non bisogna essere per forza grandi
Nel settore energetico il continuo focus sull'energia rinnovabile sta facendo emergere alcune nicchie di mercato, specialmente per il basso impatto ambientale e per gli alti livelli di efficienza; una di queste nicchie è rappresentata dal mini idroelettrico che, grazie alle tariffe incentivanti ed alla piccola occupazione di spazi, sta riscuotendo una costante attenzione da parte di aziende ed istituzioni. L'Ing. Emanuele Quaranta (DIATI Hydraulics - Politecnico di Torino) nel corso dell'articolo descrive i vantaggi che questa tecnologia può conferire, ed alcuni risultati ottenuti da sperimentazioni in ambito universitario.
Cos'è una ruota idraulica?
La ruota idraulica è stata una delle prime macchine a sfruttare l’energia dell’acqua per generare energia meccanica, in particolare per la macinazione dei cereali. Le prime ruote idrauliche ruotavano rispetto ad un asse verticale, ossia in un piano orizzontale, e sfruttavano la velocità del flusso d’acqua. Le ruote ad asse orizzontale vennero introdotte più tardi. Sebbene queste necessitavano di opere aggiuntive per la trasmissione e conversione del moto, furono presto preferite grazie al fatto che in pianta occupavano meno spazio, e alle maggiori efficienze, potendo sfruttare sia l’energia cinetica che il peso dell’acqua.
Esistono due macrocategorie di ruote ad asse orizzontale. Le cosiddette stream water wheels sono impiegate in acqua fluente (Fig.1), e sfruttano l’energia cinetica dell’acqua, con efficienze dell’ordine del 30-40%. Recenti studi hanno dimostrato che, in canali senza salti di fondo, l’effetto diga generato da una ruota può essere impiegato per generare una differenza di livello d’acqua tra monte e valle, potendo così sfruttare anche una spinta idrostatica oltre che alla velocità della corrente. Inoltre, mediante anche l’inserimento di strutture appositamente sagomate, l’efficienza massima delle stream wheels può così arrivare intorno al 70%.

Fig.1 Ruota idraulica tipo stream wheel.
Le gravity water wheels (o ruote a gravità) sfruttano invece il peso dell’acqua (energia potenziale), e in parte l’energia cinetica. Vengono quindi utilizzate in siti dove è presente un salto idraulico, ossia dove esiste una differenza di livello tra monte e valle della ruota. In funzione del punto di ingresso dell’acqua, è possibile distinguere ruote di tipo overshot, breastshot e undershot. Nelle ruote overshot (o dall’alto) l’acqua entra alla sommità della ruota, riempiendo i vani situati su lato di valle della ruota stessa. Nelle altre due tipologie, l’acqua riempie i vani sul lato di monte della ruota, entrando dal fianco della ruota (ruote breastshot, o di fianco), o nella parte sottostante (undershot, o dal basso). Dunque, le breastshot e undershot ruotano nel verso opposto rispetto alle overshot (Fig.2).


Fig.2 Ruota idraulica dal fianco (sinistra) e dall’alto (destra).
Potenzialità dei piccoli impianti e delle ruote idrauliche
Oggigiorno, grazie al constante aumento dell’interesse verso le fonti rinnovabili, l’idroelettrico sta rivestendo un ruolo di primaria importanza nella produzione di energia pulita. Poiché però i siti in cui installare grandi impianti idroelettrici sono sostanzialmente esauriti in Europa, il mini/micro idroelettrico sta suscitando una notevole attrazione, grazie anche alle tariffe incentivanti per i piccoli impianti. Per mini idroelettrico si intendono tutti quegli impianti con potenze installate al di sotto dei 1000 kW, mentre per micro idroelettrico quegli impianti con potenze al di sotto dei 100 kW, nei quali rientrano le ruote idrauliche. Il progetto Restor Hydro della European Small Hydropower Association stima che in Europa siano circa 350.000 i siti adatti ad impianti di questo tipo. In Italia si stima che il potenziale sfruttabile da impianti mini/micro idroelettrici sia superiore ai 10 TWh annui, e più di 5000 i siti con ruote idrauliche e mulini storici, centraline abbandonate, sbarramenti e altre strutture idrauliche a questi fini (Fig.3). Le ruote idrauliche possono così essere installate per produrre energia meccanica e/o elettrica in siti con bassi salti idraulici (tipicamente < 5 m) e basse portate (dell’ordine del metro cubo al secondo per metro di larghezza), ad esempio lungo canali irrigui, dove altre tipologie di turbine risulterebbero non economicamente convenienti. Le ruote idrauliche, inoltre, sono di facile costruzione, necessitano di poche opere di regolazione e generano bassissimi impatti ambientali, con periodi di ritorno economico dai 7 ai 12 anni (minori rispetto ai 25-30 anni circa delle turbine Kaplan, e leggermente inferiori a quelli delle coclee idrauliche, o viti di Archimede). Quando installate all’interno di vecchi mulini, le ruote permettono anche di preservare e valorizzare il patrimonio culturale.

Fig.3 Mulino di Verolengo (Torino).
Risultati ingegneristici ottenuti dalla ricerca scientifica
Al Politecnico di Torino sono state studiate sperimentalmente ruote overshot e breastshot, in modo da determinarne i rendimenti (Fig.4). Dai risultati sperimentali si osserva come l’efficienza delle ruote sia costante all’interno di un ampio range di portate. Questo significa che, anche al variare delle condizioni di lavoro, le ruote continuano a lavorare in modo efficiente. Le massime efficienze meccaniche si assestano intorno al 75% per le breastshot con ingresso a paratoia (che arrivano all’80% se con ingresso a stramazzo) e 85% per le overshot. Le analisi teoriche condotte hanno invece avuto lo scopo di fornire strumenti predittivi utili a fini ingegneristici per la stima dei rendimenti. Sono in corso analisi fluidodinamiche di tipo numerico, utili alla comprensione dell’interazione idraulica tra la ruota e l’acqua, col fine di ottimizzarne il design (ad esempio la forma delle pale).

Fig.4 Ruota idraulica dal fianco sulla sinistra, con diametro di 2 m (modello in scala della ruota del mulino di Verolengo, Torino) e ruota dall’alto sulla destra, con diametro 1.4 m (modello in scala della ruota di Ciconio, Torino)
In conclusione, possiamo affermare che la produzione di energia da ruote idrauliche sta suscitando un progressivo interesse, grazie alla loro convenienza rispetto ad altri tipi di turbine, ed al contesto nel quale possono essere utilizzate. Le ruote risultano avere una rilevante efficienza (se ben progettate) e periodi di ritorno economico molto convenienti. Tuttavia, sebbene le ruote idrauliche siano una tecnologia non recente, questo non significa che siano di facile progettazione (anche se di semplice installazione e costruzione rispetto ad altre tecnologie).
Per approfondire il tema vi proponiamo ulteriori contributi dell'autore:
#News #OrizonteEnergia 18/10/2016 - Mini Idroelettrico: Per emergere non bisogna essere per forza grandi
Nel settore energetico il continuo focus sull'energia rinnovabile sta facendo emergere alcune nicchie di mercato, specialmente per il basso impatto ambientale e per gli alti livelli di efficienza; una di queste nicchie è rappresentata dal mini idroelettrico che, grazie alle tariffe incentivanti ed alla piccola occupazione di spazi, sta riscuotendo una costante attenzione da parte di aziende ed istituzioni. L'Ing. Emanuele Quaranta (DIATI Hydraulics - Politecnico di Torino) nel corso dell'articolo descrive i vantaggi che questa tecnologia può conferire, ed alcuni risultati ottenuti da sperimentazioni in ambito universitario.
Cos'è una ruota idraulica?
La ruota idraulica è stata una delle prime macchine a sfruttare l’energia dell’acqua per generare energia meccanica, in particolare per la macinazione dei cereali. Le prime ruote idrauliche ruotavano rispetto ad un asse verticale, ossia in un piano orizzontale, e sfruttavano la velocità del flusso d’acqua. Le ruote ad asse orizzontale vennero introdotte più tardi. Sebbene queste necessitavano di opere aggiuntive per la trasmissione e conversione del moto, furono presto preferite grazie al fatto che in pianta occupavano meno spazio, e alle maggiori efficienze, potendo sfruttare sia l’energia cinetica che il peso dell’acqua.
Esistono due macrocategorie di ruote ad asse orizzontale. Le cosiddette stream water wheels sono impiegate in acqua fluente (Fig.1), e sfruttano l’energia cinetica dell’acqua, con efficienze dell’ordine del 30-40%. Recenti studi hanno dimostrato che, in canali senza salti di fondo, l’effetto diga generato da una ruota può essere impiegato per generare una differenza di livello d’acqua tra monte e valle, potendo così sfruttare anche una spinta idrostatica oltre che alla velocità della corrente. Inoltre, mediante anche l’inserimento di strutture appositamente sagomate, l’efficienza massima delle stream wheels può così arrivare intorno al 70%.

Fig.1 Ruota idraulica tipo stream wheel.
Le gravity water wheels (o ruote a gravità) sfruttano invece il peso dell’acqua (energia potenziale), e in parte l’energia cinetica. Vengono quindi utilizzate in siti dove è presente un salto idraulico, ossia dove esiste una differenza di livello tra monte e valle della ruota. In funzione del punto di ingresso dell’acqua, è possibile distinguere ruote di tipo overshot, breastshot e undershot. Nelle ruote overshot (o dall’alto) l’acqua entra alla sommità della ruota, riempiendo i vani situati su lato di valle della ruota stessa. Nelle altre due tipologie, l’acqua riempie i vani sul lato di monte della ruota, entrando dal fianco della ruota (ruote breastshot, o di fianco), o nella parte sottostante (undershot, o dal basso). Dunque, le breastshot e undershot ruotano nel verso opposto rispetto alle overshot (Fig.2).


Fig.2 Ruota idraulica dal fianco (sinistra) e dall’alto (destra).
Potenzialità dei piccoli impianti e delle ruote idrauliche
Oggigiorno, grazie al constante aumento dell’interesse verso le fonti rinnovabili, l’idroelettrico sta rivestendo un ruolo di primaria importanza nella produzione di energia pulita. Poiché però i siti in cui installare grandi impianti idroelettrici sono sostanzialmente esauriti in Europa, il mini/micro idroelettrico sta suscitando una notevole attrazione, grazie anche alle tariffe incentivanti per i piccoli impianti. Per mini idroelettrico si intendono tutti quegli impianti con potenze installate al di sotto dei 1000 kW, mentre per micro idroelettrico quegli impianti con potenze al di sotto dei 100 kW, nei quali rientrano le ruote idrauliche. Il progetto Restor Hydro della European Small Hydropower Association stima che in Europa siano circa 350.000 i siti adatti ad impianti di questo tipo. In Italia si stima che il potenziale sfruttabile da impianti mini/micro idroelettrici sia superiore ai 10 TWh annui, e più di 5000 i siti con ruote idrauliche e mulini storici, centraline abbandonate, sbarramenti e altre strutture idrauliche a questi fini (Fig.3). Le ruote idrauliche possono così essere installate per produrre energia meccanica e/o elettrica in siti con bassi salti idraulici (tipicamente < 5 m) e basse portate (dell’ordine del metro cubo al secondo per metro di larghezza), ad esempio lungo canali irrigui, dove altre tipologie di turbine risulterebbero non economicamente convenienti. Le ruote idrauliche, inoltre, sono di facile costruzione, necessitano di poche opere di regolazione e generano bassissimi impatti ambientali, con periodi di ritorno economico dai 7 ai 12 anni (minori rispetto ai 25-30 anni circa delle turbine Kaplan, e leggermente inferiori a quelli delle coclee idrauliche, o viti di Archimede). Quando installate all’interno di vecchi mulini, le ruote permettono anche di preservare e valorizzare il patrimonio culturale.

Fig.3 Mulino di Verolengo (Torino).
Risultati ingegneristici ottenuti dalla ricerca scientifica
Al Politecnico di Torino sono state studiate sperimentalmente ruote overshot e breastshot, in modo da determinarne i rendimenti (Fig.4). Dai risultati sperimentali si osserva come l’efficienza delle ruote sia costante all’interno di un ampio range di portate. Questo significa che, anche al variare delle condizioni di lavoro, le ruote continuano a lavorare in modo efficiente. Le massime efficienze meccaniche si assestano intorno al 75% per le breastshot con ingresso a paratoia (che arrivano all’80% se con ingresso a stramazzo) e 85% per le overshot. Le analisi teoriche condotte hanno invece avuto lo scopo di fornire strumenti predittivi utili a fini ingegneristici per la stima dei rendimenti. Sono in corso analisi fluidodinamiche di tipo numerico, utili alla comprensione dell’interazione idraulica tra la ruota e l’acqua, col fine di ottimizzarne il design (ad esempio la forma delle pale).

Fig.4 Ruota idraulica dal fianco sulla sinistra, con diametro di 2 m (modello in scala della ruota del mulino di Verolengo, Torino) e ruota dall’alto sulla destra, con diametro 1.4 m (modello in scala della ruota di Ciconio, Torino)
In conclusione, possiamo affermare che la produzione di energia da ruote idrauliche sta suscitando un progressivo interesse, grazie alla loro convenienza rispetto ad altri tipi di turbine, ed al contesto nel quale possono essere utilizzate. Le ruote risultano avere una rilevante efficienza (se ben progettate) e periodi di ritorno economico molto convenienti. Tuttavia, sebbene le ruote idrauliche siano una tecnologia non recente, questo non significa che siano di facile progettazione (anche se di semplice installazione e costruzione rispetto ad altre tecnologie).
Per approfondire il tema vi proponiamo ulteriori contributi dell'autore: